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sussidiarietàMolto spesso capita che politici od opinionisti usino il termine sussidiarietà per moda, ma molto spesso è difficile cogliere il significato di questo principio che pure nel tempo ha cambiato d’interpretazione, proviamo a darne una definizione.
Già Pio XI delineava i primi significati di sussidiarietà affermando che oggetto naturale di qualsiasi intervento nella società stessa è quello di aiutare in maniera supplettiva “Subsidium” il corpo sociale senza distruggerlo ed assorbirlo. In Filosofia sociale si afferma invece che, come è illegittimo togliere agli individui ciò che essi posseggono e ciò che essi possono comprare con le forze per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere ad una maggiore e più alta società, quello che le minori società possono fare. Il principio di sussidiarietà, anche se ingloba concetti di ordine gerarchico, nel senso che si prevede che le strutture di ordine superiore devono esse sostenere e promuovere lo sviluppo di quelle minori, allo stesso tempo esalta il valore dei cosiddetti corpi intermedi (famiglie, associazioni, confessioni religiose strutturate) che fanno da cuscinetto tra il singolo cittadino e lo Stato.Questi soggetti sono chiamati a svolgere una funzione sociale ed a soddisfare i bisogni dei cittadini come l’istruzione, l’educazione, l’assistenza sanitaria, i servizi, l’informazione. Lo stato, anche se deve controllare che questi corpi intermedi non vadano oltre le loro competenze, ugualmente deve sostenerle e coordinarle con gli altri corpi intermedi. Il concetto cardine della sussidiarietà è la persona intesa come individuo in relazione con il sistema pubblico. Le persone e chi è loro vicino concepite con i loro bisogni e le loro risorse. La sussidiarietà può essere concepita come principio e assorbito dalle società di stampo cattolico, come è accaduto fin dall’uscita della Rerum Novarum che fu la prima formulazione. Lo stesso Pio XII aveva come motto “La persona è per la società e non la società per la persona”.Oggi si tende a considerare il cittadino come agente attivo visto che l’ente pubblico gli concede questa possibilità. Uscire dal ruolo passivo significa creare un’amministrazione condivisa e cuore di questo paradigma è la comunicazione pubblica: si deve condividere il contenuto della comunicazione e, nel caso sia necessario, modificare il proprio comportamento a favore di un miglior funzionamento del sistema. I corpi intermedi soggetti alla sussidiarietà devono tendere al bene comune. La comunicazione pubblica assume un ruolo nell’amministrazione della sussidiarietà. I cittadini attivi possono collaborare alla soluzione dei problemi anche d’interesse generale. Nel contesto dell’articolato pluralismo delle formazioni sociali ci si arricchisce di esperienze e punti di vista, attraverso lo scambio di informazioni. Strumenti di co-amministrazione possono essere gli Urp con i nuovi poteri che via via gli vengono assegnati. Il principio di sussidiarietà è nel pieno della sua evoluzione e contribuisce sempre più al bene comune.

 

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