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Il 2 maggio 2018 è stato ufficialmente pubblicato dal Ministero della Salute il Rapporto Salute Menale su dati 2016, forse la più estesa e aggiornata raccolta di Informazioni che un Paese rende disponibile sul proprio sistema di cura per la Salute Mentale.

Con il Decreto del Ministero della Salute del 15/10/2010 venne infatti formalmente istituito il Sistema Informativo per la Salute Mentale (SISM) e, a partire dal 1° gennaio 2012, il conferimento dei dati al SISM è compreso fra gli adempimenti cui sono tenute tutte le regioni.

A 40 anni dalla 180, e grazie all’elaborazione dati della SIEP (Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica), cerchiamo quindi di analizzare a che punto si trova la nostra amata regione Abruzzo in  tema di Salute Mentale, relativamente ai servizi erogati dal sistema psichiatrico, costituito da 4 Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) e circa 60 strutture tra Centri di Salute Mentale (CSM), Centri Diurni Psichiatrici (CDP) e strutture residenziali.

Prendendo come riferimento i valori medi nazionali di specifici indicatori evidenziamo che la Regione Abruzzo, relativamente alla rete dei Servizi di Salute Mentale, mostra considerevoli carenze rispetto all’offerta media di strutture territoriali (50,0%, tra le peggiori in Italia), e residenziale (-19,4%); anche i Posti Letto in SPDC (-17,9%) e l’offerta semiresidenziale (-12,5%) sono al di sotto dei valori di riferimento nazionali.

Molto inferiore alla media nazionale (al penultimo posto), risulta invece la dotazione di personale (-43,3%). Capitolo voci di spesa: nonostante nel 2001 le Regioni avessero sottoscritto l’impegno a destinare alla salute mentale il 5% del Fondo Sanitario Regionale, la media nazionale è ferma al 3,5% e, per quanto riguarda l’Abruzzo, siamo addirittura leggermente al di sotto della media (-10,2%), così come per il costo pro-capite per la Salute Mentale (-10,5%).

Altra importante criticità si evidenzia nel numero di prestazioni per utente (-62,3%), più basso in Italia! Anche la prevalenza trattata è al di sotto della media nazionale (-11,3%), mentre sono al di sopra della media notiamo la capacità di intercettare i casi emergenti (+12,5%) e il ricorso alla gestione ospedaliera in SPDC (+14,5%).

I servizi presentano inoltre enormi difficoltà nel garantire continuità assistenziale, ovvero effettuare una visita psichiatrica entro 14 giorni dalla dimissione ospedaliera (-87,8%, all’ultimo posto in Italia), mentre la gestione delle crisi mostra dati inferiori di ricorso al TSO (-12,5%) e agli accessi in Pronto Soccorso (-51,3%), come pure la presenza di utenti in strutture residenziali (22,2%) e semiresidenziali (-14,3%). Relativamente alle prescrizioni farmacologiche si evidenzia un valore inferiore alla media nazionale solo per gli antidepressivi (5,8%), mentre si osserva un certo aumento per i Sali di litio (+17,3%) e, in misura considerevole, per la prescrizione di antipsicotici (+45,0%), al secondo posto in Italia.

Nel complesso si evidenzia quindi che in Abruzzo si investe economicamente poco e male per la Salute Mentale, salvo eccezioni in alcuni CSM. Gli utenti devono fare i conti con una scarsa presa in carico: i servizi riabilitativi sono pochi e/o molto carenti di personale, altresì il numero di prestazioni è spesso al di sotto del reale bisogno di cura, rischiando seriamente di rovinare il lavoro efficiente in materia di intercettazione di nuovi casi, che potrebbero poi portare all’aumento dei ricoveri in SPDC, seppur con basso ricorso al TSO, oltre che ad una eccessiva prescrizione di farmaci antipsicotici.

Chiudiamo l’articolo cercando di stimolare nei nostri lettori un’ulteriore riflessione frutto di un diversa indagine statistica, realizzata da Openpolis (dati Svimez, fonte Istat, dati 2017): in Italia 14 giovani su 100, tra i 18 e i 24 anni, hanno solo la licenza media, ma l’Abruzzo risulta essere la regione con minor tasso di abbandono scolastico (7.4%, mentre al primo posto c’è la Sardegna con 21.2%), pertanto si presume e spera che nella nostra regione i giovani siano culturalmente più preparati o per lo meno con una forma mentis più flessibile.

Potremmo allora sfruttare questo vantaggio per tentare di combattere lo stigma e il pregiudizio ancora oggi molto marcati nel nostro settore? Se come noi pensate di si, scriveteci e confrontiamoci.

 

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