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Rapporto_Salute_Mentale_Abruzzo_2020Nel corso del 2020 è stato ufficialmente pubblicato dal Ministero della Salute il Rapporto Salute Mentale su dati 2018, forse la più estesa e aggiornata raccolta di informazioni che un Paese rende disponibile sul proprio sistema di cura per la Salute Mentale.

Grazie all’elaborazione dati della SIEP (Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica), cerchiamo quindi di analizzare a che punto si trova la nostra amata regione Abruzzo in tema di Salute Mentale, confrontando i dati più recenti con quelli pubblicati 2 anni prima, relativamente ai servizi erogati dal sistema psichiatrico, costituito da 4 Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) e circa 60 strutture tra Centri di Salute Mentale (CSM), Centri Diurni Psichiatrici (CDP) e strutture residenziali.

Prendendo come riferimento i valori medi nazionali di specifici indicatori evidenziamo che la Regione Abruzzo, relativamente alla rete dei Servizi di Salute Mentale, presenta diverse incongruenze: rispetto a due anni prima, risulta che la sanità investe economicamente di più nella Salute Mentale, però gli utenti devono ancora fare i conti con una scarsa presa in carico, infatti siamo ancora confinati all’ultimo posto su scala nazionale.

I servizi inoltre sono molto carenti di personale, altresì il numero di prestazioni è spesso al di sotto del reale bisogno di cura, rischiando seriamente di rovinare il lavoro efficiente in materia di intercettazione di nuovi casi, dove invece siamo secondi in Italia, che potrebbero poi portare all’aumento dei ricoveri in SPDC con alto ricorso al TSO (in forte aumento rispetto a due anni prima), oltre che ad una eccessiva prescrizione di psicofarmaci.

Scendendo nel dettaglio si evidenzia che la rete dei servizi di salute mentale della Regione Abruzzo mostra, rispetto al valore di riferimento nazionale, considerevoli carenze rispetto all’offerta di strutture territoriali (-46,1%), e semiresidenziali (-18,3%); anche i posti letto in SPDC (-37,1%) e l’offerta residenziale (-14%) sono al di sotto dei valori di riferimento.

I trattamenti in strutture residenziali sono sensibilmente più brevi del valore di riferimento (-79,5%). Le risorse economiche sono in linea con la media nazionale, dove comunque si spende soltanto poco più del 3% del bilancio della Sanità, rispetto al 5% stabilito e sottoscritto nel 2001 dalla Conferenza Stato-Regioni.

Le criticità evidenziate si associano a una sensibile riduzione delle prestazioni per utente (-58,1%) e della prevalenza trattata di schizofrenia (-14,5%), mentre si osserva una buona capacità di intercettare i nuovi casi (+34,7%), soprattutto nuovi casi con diagnosi di schizofrenia (+61,4%).

Il ricorso alla gestione ospedaliera in SPDC risulta inferiore alla media (-12,6%), così come risulta molto contenuto il tasso di dimissioni con diagnosi psichiatrica da reparti non psichiatrici (-50,6%). I servizi presentano grosse difficoltà nel garantire continuità ospedale-territorio (-87%).

La gestione della crisi mostra dati superiori di ricorso al TSO (+51%) e inferiori per gli accessi in Pronto Soccorso (-59,9%).

La presenza di utenti in strutture residenziali è leggermente inferiore al valore medio nazionale (-5%), ma risultano maggiori le nuove ammissioni (+101,3%).

La prescrizione di farmaci risulta diminuita per gli antidepressivi (-5,6%), mentre si osserva un incremento per gli antipsicotici (+39,2%) e per i Sali di litio (+21,1%).

Purtroppo, anche se ne comprendiamo la complessità, mancano tra gli indici di misurazione l’utilizzo di procedure Evidence Based in tema di cura e riabilitazione psicosociale orientata al recovery, nonché la frequenza di coinvolgimento dei familiari di riferimento degli utenti dei DSM, nei vari progetti riabilitativi individuali.

 

 

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