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Fondazione_Pescara_AbrProgetto DAL RICOVERO AL RECOVERY

In Abruzzo si investe economicamente poco e male per la Salute Mentale: gli utenti, persone con disabilità anche gravi a livello psichico, devono fare i conti con una scarsa presa in carico.

In generale i servizi riabilitativi sono pochi e/o molto carenti di personale, altresì il numero di prestazioni è spesso al di sotto del reale bisogno di cura.

Questo comporta il cosiddetto effetto della “porta girevole”: una persona soffre, va in crisi psicotica acuta, finisce per essere ricoverato in ospedale (o Comunità Terapeutica) salvo poi essere dimesso dopo giorni, settimane o addirittura mesi, non trovando però all’esterno una presa in cura adeguata, precedente e/o conseguente ad una scarsa o sommaria progettualità, che con il passare del tempo lo ricondurrà ad un nuovo ricovero (a volte coatto).

In quest’ottica per le persone interessate sarà molto difficile stabilire tra i propri obiettivi di cura il raggiungimento di uno stato di recovery, inteso sia come percorso terapeutico che punto di arrivo; non rappresenta necessariamente la scomparsa dei sintomi, ma il raggiungimento di obiettivi significativi per la propria vita, ovvero la speranza fondata che, nonostante un disturbo mentale grave, si possa ambire ad un futuro migliore, tramite una reintegrazione sociale, uno scopo nella vita e, in alcuni casi, nel lavoro.

Il concetto di recovery implica quindi il tornare a condurre una vita produttiva e piacevole nonostante, ed oltre, i limiti imposti dal disturbo mentale, attraverso un processo altamente personale, complesso, attivo, dinamico e non lineare, in cui una persona assume la responsabilità della propria vita, e sviluppa uno specifico insieme di strategie rivolte non solo al fronteggiamento adeguato dei sintomi, ma anche alle minacce secondarie della disabilità, che comprendono stigma, discriminazione ed esclusione sociale.

Per ottenere questo la “Percorsi ODV”, grazie anche e soprattutto al prezioso contributo della Fondazione Pescarabruzzo, ha realizzato un progetto di prevenzione primaria e secondaria, intervenendo su soggetti a rischio o già malati, con l’obiettivo di ottenerne la guarigione o comunque limitarne la progressione.

A tal proposito è stata utilizzata una delle Evidence-Based Practice (EBP) più complete nel settore della salute mentale: l’Illness Management and Recovery (IMR). Una pratica che mette in discussione l’assunto per il quale i pazienti psichiatrici sono passivi ricettori delle cure, prospettando, invece, un loro coinvolgimento più attivo nella definizione degli obiettivi e degli esiti attesi, essendo specificamente finalizzata ad aiutare gli utenti ad apprendere informazioni ed abilità per collaborare efficacemente con i clinici e con le altre figure significative per il proprio trattamento, per neutralizzare gli effetti del disturbo mentale sulla propria vita e per essere capaci di perseguire obiettivi significativi per se stessi.

Le fasi indispensabili dell’IMR, affinché i pazienti fronteggino sempre più adeguatamente i sintomi e gestiscano l’assunzione dei farmaci, sono:

  1. La psicoeducazione sulla malattia mentale e sul suo trattamento;
  2. I moduli di Social Skill Training (SST), per lo sviluppo delle abilità di prevenzione delle ricadute e di fronteggiamento dei sintomi, nonché per l’autogestione dei farmaci;
  3. La Terapia Cognitivo Comportamentale, per contrastare i sintomi psicotici persistenti.

Il progetto è stato implementato nell’arco di tutto l’anno 2020 (ad eccezione del periodo del lockdown), con la media di 1-2 incontri a settimana per un totale di 36 incontri, individuali e/o di gruppo, principalmente presso la sede della “Percorsi ODV” o nell’ambiente di vita delle persone coinvolte: 5 in totale, 3 uomini e due donne, fascia d’età compresa tra 37 e 65 anni.

 

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