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salute mentale La ricorrenza dei venti anni dalla costituzione dell’Associazione “PERCORSI”, la coincidenza di tanti altri fattori positivi quali la prossima fine del commissariamento della sanità abruzzese e il cambio della classe politica regionale con l’annunciata prospettiva di un nuovo possibile modello organizzativo, ci hanno indotto a preparare una relazioneproposta per cercare di focalizzare alcuni temi che riteniamo più urgenti e sui quali investire le nostre poche energie.
Il titolo del documento, “Modello Abruzzo per la Salute Mentale”, è per un verso costruttivo, per un verso provocatorio:
Costruttivo perché non abbiamo ancora, a distanza di decenni in Abruzzo, una effettiva integrazione dei modelli organizzativi e degli obiettivi da parte delle strutture territoriali, utilizziamo ancora i servizi creati dopo la riforma sanitaria con le 15 ULSS e, quindi, è indispensabile arrivare ad una sinergia delle esperienze, evitare doppioni per alcune discipline specializzando alcune aree del territorio, ad esempio la formazione, che dovrebbe essere unica e regionale in modo da poter parlare tutti lo stesso linguaggio e capire gli obiettivi comuni.Provocatorio perché per quello che si è fatto e per quello che si vorrà fare non possiamo pensare ai nostri localismi, ma il modello deve essere im-postato su principi definiti dalle direttive nazionali, per ultimo il Piano nazionale di febbraio 2013 e, quindi, non deve esserci un auto modello abruzzese. E’ di tutta evidenza la difficoltà di tale progetto, come giornalmente gli operatori ci mostrano. Ma noi familiari, che abbiamo il peso della malattia mentale dei nostri cari ed anche come contribuenti siamo capaci di parlare il lin-guaggio dell’uso razionale ed efficiente delle risorse pubbliche, evidenziamo che, anche la presente occasione, deve servire a tutti noi a rafforzare la convinzione che l’unica strada cor-retta per superare la malattia mentale consiste nello spo-stare i nostri interessi da una visione in cui si privilegiano i “contenitori”, considerati luoghi in cui rinchiudere anche le nostre paure della malattia, ad una visione in cui si privilegiano i “contenuti”, cioè attivare, riattivare, aumentare il funzionamento sociale e lavorativo delle persone con disabilità psichica, in modo da renderle capaci di rafforzare e sviluppare i punti di forza che ogni individuo mantiene, nonostante le difficoltà che incontra in ogni momento della sua giornata.In termini pratici, stiamo dicendo in modo chiaro che ogni individuo va inserito in un progetto personalizzato dove sono gli operatori, le strutture e le reti dei servizi che girano intorno alla persona, si deve realizzare anche per la malattia mentale quello che già si organizza per la malattia del corpo: la presa in carico globale e continuativa dell’utente. La nostra lunga esperienza ci insegna che questo obiettivo si può raggiungere se le parti coinvolte, operatori, classe politica, gli stessi familiari ed associazioni, dimostrano di accettare la sfida della condivisione, della trasparenza, della capacità di esprimere collaborazioni nel reciproco rispetto dei ruoli, un’unica visione in cui i fattori sociali e sanitari sono capaci di incontrarsi e sono capaci di integrarsi sinergicamente. E’ la necessità di quella persona in cura che fa prevalere gli effetti di una componente sull’altra, non la rigidità degli strumenti burocratici dietro i quali spesso si annida soltanto la medicina difensiva e il brutto vizio della autoreferenzialità! Per realizzare tutto questo siamo convinti che non servono risorse economiche aggiuntive, ma una forte capacità di gioco di squadra che solo direttive regionali possono coordinare ed anche imporre con controllo sui risultati.

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