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convegnoArriviamo a Trieste in una calda mattina primaverile, ad accoglierci una città serena, ampia (poco più di 240000 abitanti) ma per nulla caotica, che in passato fu di Italo Svevo e James Joyce, ma soprattutto di Franco Basaglia. Dopo un rapido giro prendiamo possesso delle nostre camere presso l’Hotel Tritone, situato al termine della strada costiera, oltrepassato il castello di Miramare, tra la montagna e il golfo, sul lungomare di Barcola, punto di arrivo della più spettacolare regata dell’Adriatico. L’Hotel Tritone non è un hotel come tutti gli altri. Non è cioè solo un’impresa commerciale ma un vero e proprio impegno, nato con lo scopo irrinunciabile di abbattere l’esclusione sociale. Persone che nella loro vita hanno incontrato momenti di difficoltà di varia natura, sono chiamati a partecipare alla gestione del progetto, dapprima come borse lavoro e in seguito, con una percentuale molto significativa, come soci veri e propri della cooperativa di tipo B, sostenendo un’idea di società che non si basa né sul dominio arrogante del più forte né su di una solidarietà ipocrita e superficiale, quanto piuttosto su un concreto e pragmatico disegno volto a sviscerare le potenzialità nascoste in ognuno, a nutrirle, sostenerle ed accrescerle. L’Hotel Tritone, 2 stelle, elegante e confortevole, rappresenta una delle 17 cooperative sociali convenzionate ed accreditate con il Dipartimento di Salute Mentale dell’ Azienda Servizi Sanitari n.1 “Triestina”, sito all’interno del Parco di San Giovanni. Lo raggiungiamo nel primo pomeriggio, dove ad accoglierci c’è il famosissimo Direttore, Dott. Peppe Dell’Acqua, psichiatra ed ex assistente di Basaglia, il quale si impegna a presentarci, purtroppo in soli 3 giorni, le linee guida dei servizi di Salute Mentale non solo di Trieste, bensì dell’intero Friuli Venezia Giulia. Vengono elencati alcuni principi di riferimento in tema di riabilitazione psichiatrica: trasversalità della funzione riabilitativa nella Salute Mentale; attivazione di percorsi di inclusione sociale in contesti reali di scambio reciproco; contrasto all’istituzionalizzazione; sostegno alla domiciliarità; personalizzazione dei progetti di recovery; sperimentazione di progetti innovativi. Quattro invece sono i punti fermi del servizio sanitario che viene espletato: attivazione h 24; andare verso la persona (anche a casa, se necessario finanche 8 volte al giorno); negoziazione intensa, costante e finalizzata con il paziente scompensato; porte aperte. 4 sono anche i Centri di Salute Mentale della città, situati in zone strategiche, che tendono ad esaudire le varie richieste in termini sanitari, sociali, terapeutici ed assistenziali: ogni CSM ha 6-8 posti letto, l’SPDC invece, con porte sempre aperte ed accessibile a chiunque a qualsiasi ora, che si costituisce come interfaccia tra ospedale e territorio, vero e proprio luogo di accoglienza dove viene sospeso il giudizio e si enfatizza la relazione terapeutica, ne conta 6. Non ci sono camici bianchi, nessuna targa sulle porte della struttura o sugli indumenti dei professionisti (il CSM di Domio conta 5 psichiatri, 2 psicologi, 2 tecnici della riabilitazione psichiatrica, 2 assistenti sociali e 25 infermieri). L’arredamento è molto curato e, soprattutto, colorato: porte blu, mobilio rosso, infissi gialli, comodini e lenzuola multicolori; tra camere e stanze varie sono presenti anche una cucina ed una lavanderia a disposizione di tutti (possono utilizzarla infatti anche persone esterne che, per svariate ragioni, non sono in grado di occuparsene autonomamente).

Non ci sono liste d’attesa: ogni richiesta viene accolta nell’arco di 24 h dalla sua presentazione, ciascun paziente ha come riferimento uno staff costituto da uno psichiatra, uno psicologo, un tecnico della riabilitazione, un assistente sociale ed un infermiere, i quali in equipe stilano un progetto riabilitativo individualizzato. Ogni giorno il personale di turno si incontra alle 13:30 per una riunione di staff; molti riguardi anche nei confronti dei familiari, per i quali vengono organizzati incontri settimanali di gruppo di auto-mutuo aiuto e periodici corsi psicoeducazionali, che variano d’intensità a seconda della gravità della situazione clinica. Le aree riabilitative fondamentali e punti cardine del recovery che ogni CSM tende a perseguire sono:
 Gruppi Appartamento: 2-3 per CSM gestiti direttamente dalla A.S.S. o da Cooperative Sociali, organizzati non come semplici contenitori bensì come risposte al bisogno abitativo.
 Borse Lavoro: circa 30, o più, per CSM, ma ogni anno ne vengono attivate circa 200. Sono suddivise in 2 categorie: Riabilitativa/Socializzante, destinata ai pazienti gravi (o appena presi in carico), i quali potrebbero fruire dell’assegno previsto anche per l’intera vita; Formazione/Lavoro, destinata ai pazienti meno gravi o che comunque si trovano in una fase avanzata del processo individuale di recovery. Questo secondo tipo di Borsa Lavoro consiste in un impiego vero e proprio presso una cooperativa sociale o in corsi di formazione/tirocini finalizzati all’inserimento in un’azienda specifica; l’assegno che viene retribuito corrisponde a circa 100 euro in più rispetto all’altro tipo di Borsa Lavoro. La filosofia lavorativa è molto chiara: non si tende né ad un lavoro iperproduttivo, in quanto il paziente rischierebbe di aggravarsi, né ad un ambiente lavorativo scarso di stimoli, in quanto si rischierebbe di cronicizzare la patologia: in particolare le Cooperative Sociali, importanti realtà della riabilitazione psichiatrica triestina, debbono essere orientate alla produzione di cose utili, vendibili, altrimenti il lavoratore, e soprattutto il fruitore di una Borsa Lavoro, potrebbe sentirsi inutile, il che porterebbe a grosse ripercussioni sul livello individuale di autostima.
 Socialità e affettività, che viene enfatizzata grazie al finanziamento di progetti di reinserimento territoriale, basati sull’organizzazione di attività ludiche e ricreative.
Un occhio di riguardo particolare viene ovviamente rivolto alle spese. La riabilitazione psichiatrica si avvale del 5% del Fondo Sanitario Regionale che viene così distribuito: 6% SPDC, 94% Servizi Territoriali. Per concludere, riteniamo l’esperienza di tale corso di formazione importantissima: molte sono state le differenze emerse con la realtà psichiatrica abruzzese, ma anche alcuni punti in comune, ed è proprio da quelli che si deve partire e proseguire, tenendo ben impressi nella mente quelli che sono gli obiettivi di un processo di recovery attivo, dinamico ed altamente individuale, e del funzionamento di un Dipartimento di Salute Mentale, come prescrive la Legge: prevenzione e promozione di Salute; cura; abilitazione e reintegrazione sociale.

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