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inquinamentoL’inquinamento dell’aria, della terra e dell’acqua  ha  ormai  coinvolto tutto il  pianeta  e  se l’uomo non troverà presto qualche rimedio, le conseguenze saranno irreparabili. Foreste di alberi secolari  abbattute nel giro di pochi anni, gigantesche ville  costruite nelle  insenature più belle, proprio in riva al mare, fiumi e laghi inquinati  dalle deiezioni di  animali allevati in scarse condizioni igieniche. Queste notizie  risalgono  ad  oltre  duemila anni  fa. Sono testimonianze  dei  grandi autori  classici. Plinio il Vecchio, ad  esempio, metteva in guardia dai pericoli provocati dall’eccessivo sfruttamento delle  miniere: si pensa spesso all’antichità come ad un’epoca  in cui gli uomini  erano  in  perfetta  armonia  con  la natura, ma non  era  così. Solo le società  che  si  basavano  sulla  caccia e  sulla  raccolta di  erbe e frutti, simili a quelle che sopravvivono  ancora  nelle  aree  più isolate del  pianeta, non hanno danneggiato l’ambiente. In realtà, appena  l’uomo abbandonò  il nomadismo per creare civiltà sedentarie, la natura  fu  subito messa a dura  prova. L’uomo ha iniziato  ad incidere pesantemente sull’equilibrio  del  pianeta circa  diecimila  anni fa, nel  Neolitico. A  quel tempo, nel mondo c’erano  appena  quattro  milioni di  persone. Con la diffusione dell’agricoltura, però, la  popolazione  iniziò  a  crescere, raddoppiando ogni  mille  anni circa. Nel Medioevo, le attività artigianali ebbero un grande incremento. Concerie, fonderie e vetrerie  producevano fumi, odori, sostanze  tossiche e  avvelenavano aria ed acqua. I Romani estraevano  ogni anno oltre  ottantamila  tonnellate di  questo metallo e di queste, circa 400 mila  finivano  nelle miniere  a cielo aperto. E’ stato possibile avere questi dati  studiando il ghiaccio. La calotta antartica ha registrato  ogni  traccia  d’inquinamento, anche  quello di  migliaia di anni  fa.

Oggi, tra le principali cause d’inquinamento ambientale ci sono: azioni illecite di organizzazioni criminali; operazioni di scarico di acque reflue e fanghi non conformi alle leggi derivanti da attività industriali; utilizzo improprio di impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti; abbandono indiscriminato di materiali non degradabili e nocivi. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha sviluppato e promosso una strategia comunitaria al fine di ridurre gli effetti negativi sulla natura del ciclo dei rifiuti, indicando delle specifiche priorità d’intervento ad ampio raggio quali: sviluppare “tecnologie pulite” per risparmiare risorse, prevenire emissioni di biogas e riutilizzare gli scarti; ideare e mettere in commercio prodotti che diano un contributo minimo alla produzione di rifiuti e all’inquinamento; implementare le valutazioni d’impatto ambientale di ogni prodotto durante il suo intero ciclo vitale; promuovere accordi e programmi per prevenire e ridurre la quantità e pericolosità dei rifiuti;
incentivare il riutilizzo, il reimpiego ed il riciclaggio dei rifiuti; sostenere il trattamento dei rifiuti volto alla produzione di energia. Riciclare e reimpiegare materiali quali carta, vetro, plastica e metalli comporta una significativa prevenzione del pericolo d’inquinamento poiché, innanzi tutto, si riducono i volumi di rifiuti da smaltire e, contestualmente, si avviano nei moderni impianti di raccolta in modo più idoneo a favorirne il recupero di materia.

La flora e la fauna dei Parchi Naturali Protetti, le acque ed i microrganismi dei fiumi, la qualità e l’integrità delle coste pugliesi, costituiscono un patrimonio ambientale e paesaggistico inestimabile, da salvaguardare e difendere a tutti i livelli comunitari (enti pubblici, autorità specifiche, industrie e società civile) attraverso tutti gli atti e comportamenti più idonei a tale scopo.

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