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camicia di forzaL’Associazione  “Percorsi”  aderisce  alla  campagna  “…E  tu  slegalo  subito” promossa  dal  Forum  Salute  Mentale  Nazionale, invitando tutti a partecipare a questa importante iniziativa. L’uso delle fasce, dei letti di contenzione, sopravvissuto alla chiusura dei manicomi, è la prova più chiara e scandalosa di quanto sia ancora viva l’immagine del matto  pericoloso,  inguaribile,  incomprensibile  e  quanto  sia  giustificata,  voluta  o tollerata, la domanda di controllo, di custodia,di segregazione. In molti dei luoghi della cura si lega, ma si fa di tutto per non parlarne. Salvo quando  capita  l’incidente.

Francesco  Mastrogiovanni, maestro di cinquantotto anni, muore nel servizio psichiatrico di Vallo della Lucania (SA) i primi di agosto del 2009, dopo 4 giorni di contenzione; tre anni prima, nel 2006, moriva  nel  Servizio  psichiatrico  dell’ospedale “Santissima  Trinità”  di Cagliari,  Giuseppe  Casu, dopo che era rimasto legato  al  letto  per  una settimana.  Due  morti che sembrano eccezioni. Sono  solo  due morti, non  silenziate,  di  cui siamo  riusciti  a  sapere. Nel  nostro  Paese,  in gran  parte  dei  servizi psichiatrici  ospedalieri di  diagnosi  e  cura,  la contenzione  è  pratica diffusa,  come  ha  denunciato  il  Comitato  Nazionale per la Bioetica il 23 aprile 2015, ribadendo che  “l’uso della  forza  e la contenzione meccanica rappresentano in sé una violazione dei  diritti  fondamentali  della  persona”.  Ma  la pratica della contenzione è ben conosciuta anche  negli  istituti  che  si  occupano  di  vecchi  e nei luoghi che accolgono bambini e adolescenti.

L’illiceità del trattamento è ammessa da tutti e  dovunque,  anche  quando  le  scarse  risorse delle organizzazioni e l’esiguo numero di personale fanno apparire inevitabile il ricorso alle fasce.  Eppure  ci  sono  luoghi  in  Italia  dove  è stata abbandonata e le porte sono aperte. Luoghi dove sono evidenti pratiche e organizzazioni  dei  servizi  rispettose  della  persona,  della dignità  e  dei  diritti  di tutti,  utenti  e  operatori. Luoghi dove gli operatori e  le  organizzazioni sanitarie  si  pongono  con  rigore il problema, accettano di interrogarsi e sentono  come  fallimento del lavoro terapeutico  il ricorso  alle  fasce.  E  ancora servizi,  dove singoli  operatori compiono  scelte  coraggiose  e  riescono,  pure  se  osteggiati,  a  opporsi. E vertenze, aperte per contrastare i tagli ai servizi e rivendicare finanziamenti e organici adeguati. È possibile allora immaginare luoghi  della cura dove la Costituzione repubblicana vincoli l’agire quotidiano e  l’esercizio  difficile  e  paziente della democrazia renda impensabili fasce, reti e porte blindate?

L’idea di  lanciare  una campagna  nazionale  per  contrastare  e  abolire  le pratiche  di  contenzione  è  nata  in  occasione  dell’incontro nazionale  del  Forum  Salute Mentale tenutosi a Pistoia lo scorso 4-5-6 giugno 2015. Quando veniva chiesto  a  Franco  Basaglia  cosa  fare  di  fronte  a una persona legata, lui rispondeva «e tu slegalo  subito!»,  perché solo con l’atto di liberazione può essere avviato  il processo  di  cura. Da  qui  lo  slogan  della campagna.  È  urgente  un  cambiamento  radicale,  che coinvolga  l’intera  comunità  e  scuota le  coscienze  di  ciascuno. Sarà un cammino certamente lungo e difficile, ma è necessario e improrogabile.  Per  maggiori  informazioni  e  per  aderire all’iniziativa  navigare  sul  sito  web www.tuslegalosubito.it.

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