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telefoniniSi chiama “affective computing” la tecnologia che trasforma i nostri stati d’animo in informazioni comprensibili a pc e cellulari. Ormai computer e telefonini non hanno difficoltà a riconoscere quel che diciamo o i movimenti del nostro corpo. Ciò che ancora non capiscono è il nostro stato d’animo: se siamo tristi, felici, arrabbiati oppure ansiosi. Molto presto, però, le cose potranno cambiare grazie alle ricerche legate all’affective computing: la possibilità di tradurre in sequenze di bit le nostre emozioni per renderle interpretabili ecomprensibili alle macchine. A un progetto del genere lavora il Mit di Boston, che sta elaborando un software in grado di tenere sotto controllo 24 punti del viso per codificare cosa stiamo provando momento dopo momento. Ed esperimenti analoghi sono in corso in tutto il mondo, dall’Università di Cambridge fino al Cairo. Le implicazioni pratiche sono numerose: lo Smartphone di un docente potrà  monitorare la soglia di attenzione dei suoi studenti durante una lezione, mentre il navigatore saprà se siamo stressati e ci proporrà percorsi leggermente più lunghi però senza traffico. Per non parlare delle implicazioni in campo medico o investigativo. Il rovescio della medaglia è che di queste informazioni, se saranno disponibili in modo immediato, economico  e diffuso, si potrebbe abusare per fini pubblicitari.

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