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clozapinaIl peso economico e sociale dei disturbi mentali è decisamente aumentato con l’avvento della farmacoterapia, sia negli USA che in Europa e negli altri Paesi sviluppati. I farmaci alterano le vie neurotrasmettitoriali cerebrali; a lungo termine, ciò induce una reazione compensatoria che spinge in direzione opposta all’azione iniziale (tolleranza oppositiva). E’ plausibile che i farmaci siano efficaci nel breve periodo, ma la letteratura scientifica sugli esiti a lungo termine ha messo in luce che essi aumentano il rischio di cronicizzazione dei disturbi schizofrenici, depressivi e bipolari, oltre a peggiorare i livelli di funzionamento sociale a lungo termine.
All’inizio degli anni ’60 la clozapina fu introdotta per il trattamento dei pazienti cosiddetti “schizofrenici” che risultassero “resistenti” a trattamenti con altri neurolettici (ovvero rispetto ai quali non vi è alcun “miglioramento” dopo l’uso di almeno due neurolettici per un periodo
di tempo sufficientemente lungo). La clozapina è un “antipsicotico” che ha il vantaggio, rispetto agli antipsicotici tradizionali, di avere ridotti
effetti collaterali extrapiramidali (che si verificano in 60 pazienti su 100 assuntori di antipsicotici tradizionali), ma chi fa uso di clozapina
può incorrere nel rischio di agranulocitosi, vale a dire nella riduzione drammatica di un tipo particolare di globuli bianchi. Nel 1975 in Finlandia,
si verificò questo fenomeno in ben 16 casi di cui 8 furono fatali. Dopo questi 16 casi il commercio della clozapina fu ristretto e furono  bloccate le procedure di registrazione laddove non era ancora in vendita. Viene reintrodotta oggi, come “nuovo farmaco”  dopo che nel m1984 la Food and Drugs Administration, sollecitata dai più importanti psichiatri americani, invitò la ditta produttrice ad intraprendere le pratiche di registrazione per la clozapina per i “pazienti resistenti”, dopo aver definito un sistema di controllo per ridurre al minimo il rischio di agranulocitosi. Il meccanismo preciso di azione della clozapina è in realtà sconosciuto, così come è sconosciuto il meccanismo per il quale la clozapina provoca l’agranulocitosi. Il trattamento con clozapina richiede dunque un attento monitoraggio ematologico per non incorrere in questo gravissimo effetto collaterale.
Come la maggior parte degli effetti collaterali indotti da questo farmaco, anche l’agranulocitosi, se si verifica, si può osservare nelle fasi iniziali del trattamento; nelle prime 18 settimane è bene sottoporsi ad un controllo settimanale del sangue per rilevare il livello dei globuli bianchi
(la pericolosità dell’agranulocitosi e i decessi dovuti ad essa sono determinati dal fatto che nelle prime fasi della malattia non vi sono segni
visibili, ma solo segni riscontrabili attraverso esami del sangue), mentre dopo le prime 18 settimane il rischio di agranulocitosi è tale e quale a quello degli altri neurolettici: ci si può sottoporre ad un controllo mensile del sangue. In Italia, la commissione unica del farmaco, visto l’andamento dei primi mesi di vendita e i gravi effetti indesiderati segnalati (7 casi di agranulocitosi con un decesso), ha ritenuto opportuno riservare la prescrizione della clozapina esclusivamente ai centri ospedalieri specializzati e ai Dipartimenti di Salute Mentale. L’uso della clozapina sarà monitorato, per tutto il tempodella sua diffusione, dal SERVIZIO ICLOS (Italian Clozapine System). Tale servizio è fornito gratuitamente dalla ditta produttrice agli specialisti neuropsichiatri autorizzati a usare questo farmaco e consiste fondamentalmente in una banca dati sull’impiego del farmaco ove sono registrate eventuali gravi intolleranze al farmaco delle persone che lo hanno utilizzato. Il medico che volesse prescrivere la clozapina(Leponex) ad un suo paziente può così evitare di riesporre il malcapitato al farmaco. Tra gli altri effetti collaterali è opportuno ricordare la scialorrea, vale a dire la perdita involontaria di saliva dalla bocca, persistente e soprattutto notturna; più rara è la iperidrosi (ovvero eccessiva sudorazione che si verifica in assenza di calore o di attività fisica) il cui trattamento solito con anticolinergici (farmaci che usualmente si usano contro la iperidrosi), non porta a benefici, ma aggrava il rischio di effetti collaterali; aumento di peso anche elevatissimo (10-50 Kg).
Nelle primissime fasi del trattamento possono verificarsi effetti collaterali cardiovascolari quali tachicardia, ipotensione e più raramente ipertensione.

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